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Articolo 50 AI Act: gli obblighi di trasparenza spiegati con esempi

Aggiornato: giugno 2026 · di Riccardo Scrocca · lettura: 5 min

In sintesi: dal 2 agosto 2026 l'Art. 50 impone trasparenza su 4 fronti: chatbot dichiarati, contenuti sintetici marcati, deepfake segnalati, testi informativi generati con AI dichiarati (salvo revisione umana). È l'obbligo che tocca quasi tutte le aziende — e uno dei più semplici da chiudere.

I 4 obblighi, con esempi pratici

1. Chatbot e assistenti virtuali

Se un cliente interagisce con un'AI (chat sul sito, WhatsApp business automatizzato, voicebot), deve saperlo. Basta una disclosure visibile: «Stai parlando con un assistente virtuale». Eccezione: quando è ovvio dal contesto.

2. Contenuti generati con AI

Immagini, video e audio sintetici devono essere riconoscibili come tali. La marcatura tecnica machine-readable è in capo ai provider degli strumenti (molti la stanno integrando); chi pubblica deve garantire la trasparenza verso il pubblico. Per il marketing significa una regola redazionale: dove e come dichiarare l'uso di AI.

3. Deepfake

Contenuti che mostrano persone, luoghi o eventi reali manipolati vanno dichiarati esplicitamente come generati o manipolati artificialmente.

4. Testi informativi

I testi pubblicati «per informare il pubblico» generati con AI vanno segnalati — salvo revisione umana con responsabilità editoriale. È l'eccezione che salva la maggior parte dei professionisti che usano l'AI come bozza: revisione documentata e firma umana.

Provider o deployer? Cambia molto

Se la tua azienda sviluppa o integra AI nei prodotti, hai gli obblighi del provider (marcatura tecnica, documentazione). Se la usa soltanto, i tuoi obblighi sono le disclosure visibili. Parte del lavoro di adeguamento è proprio capire quali strumenti del tuo stack sono già a posto e quali no.

Quanto costa violarlo

La violazione degli obblighi di trasparenza rientra nella fascia fino a 15 M€ o il 3% del fatturato (guida alle sanzioni). Il quadro completo delle scadenze è nella guida al 2 agosto 2026; se sei una PMI parti dalla guida dedicata.

Domande frequenti

Cosa impone l'articolo 50 dell'AI Act?

Dal 2 agosto 2026: chi interagisce con un'AI deve saperlo (chatbot dichiarati), i contenuti generati artificialmente devono essere marcati in formato leggibile dalle macchine, i deepfake vanno dichiarati esplicitamente e i testi informativi generati con AI vanno segnalati salvo revisione umana con responsabilità editoriale.

Devo etichettare le immagini create con l'AI?

Sì, se sono pubblicate: i contenuti sintetici (immagini, video, audio) devono risultare riconoscibili come generati artificialmente. L'obbligo di marcatura tecnica ricade sui provider degli strumenti; chi pubblica deve garantire la disclosure, specialmente per i deepfake.

Il mio chatbot deve dire che è un'AI?

Sì, a meno che non sia ovvio dal contesto: l'utente deve essere informato che sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale. Una disclosure chiara nell'interfaccia è sufficiente.

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Riccardo Scrocca

Riccardo Scrocca — consulente AI e formatore. Aiuta le aziende italiane ad adeguarsi all'AI Act con assessment, formazione (Art. 4) e percorsi di compliance. 20+ aziende seguite, 600+ ore di formazione erogate.